La novità del 2010? Il Web 2.0

Intravedere nel futuro è uno dei miei “sport” preferiti quando si parla del mix “business&tecnologia”.

Voglio condividere uno dei due pensieri più importanti che mi sono portato dalla ‘the next web conference 2010‘. L’altro pensiero importante lo lascio per un altro post.

Nel 2001 mi ero cimentato in progetto d’avanguardia: l’uso di applicazioni web in modalità ASP (oggi note come Saas, software as a service). L’idea era promettente e si è rivelata giusta. Niente più software da installare sul proprio PC (o sistemi informativi aziendali), ma accessibili via web. Esattamente come oggi uso Gmail in remoto e non più il vecchio l’outlook, per capirci.

Oggi esistono centinaia di migliaia di servizi erogati in questa modalità.

Poi arrivò la promessa del Web 2.0, il web come piattaforma. Tutto diventa miscellaneo… usiamo e remixiamo i dati per creare servizi unici, accessibili da web.

Ora il web 2.0 comincia davvero a concretizzarsi con l’IaaS (infracstructure as a service). E’ stato il cuore della presentazione di Werner Vogels, CTO di Amazon.

Di che si tratta? Di mettere insieme diversi servizi in modalità SaaS per costruire un servizio nuovo. Dove? All’interno di una infrastruttura dedicata come Amazon EC2 (Elastic Computing Cloud) o Google GAE (Google App Engine).

Promesse

In pratica, se in azienda state pensando a sviluppare un nuovo sito o applicazione web, oggi c’è questa nuova opzione che promette maggiore velocità, scalabilità, costi evolutivi inferiori, flessibilità e soprattutto innovazione.

Il punto più forte rimane l’innovazione. Se l’idea di business alla base del vostro sito o applicazione è buona, allora sarebbe il caso che l’80% dello sforzo sia investito sull’idea di business, quella cosa che vi differenzia, quella per la quale qualcuno sarà disposto a pagare. Per tutto il resto, troverete un servizio erogato ‘nella cloud’, attraverso l’infrastruttura.

Esempi

  • Alla vostra applicazione servono servizi di geolocallizazione? Allora usate SimpleGeo.
  • E’ cruciale assicurare la deliverability delle email generate dal sistema? Usate Critsend.
  • Volete permettere ai vostri utenti di caricare file e condividerli? C’e’ drop.io .
  • Convertire foto in video? C’è Animoto.
  • Upload e encoding di Video? C’è Panda.
  • Serve un sistema di billing per farvi pagare? Chargify
  • Gestire l’advertising sul vostro sito? OpenX
  • Serve monetizzare beni virtuali? C’è Social Gold
  • Serve un motore per gestire le ‘recommendations’? Ecco Direct edge
  • Volete abilitare discussioni real time? C’è Echo
  • Servizi di crawling? C’è 80 legs
  • Volete inviare notifiche push sul telefonino dei vostri registrati? Ecco urbanship
  • E vendere magliette o altri oggetti stampabili in tutto il mondo? Peecho
  • O addirittura farvi sviluppare l’applicazione completamente in outsourcing? 8kmiles

Non solo, ciascuno di questi servizi vive in un mercato nel quale la sopravvivenza (indovinate un po’…) è determinata dalla capacità di innovare. Quindi ciascun servizio evolve… dandovi la possibilità di incorporare la loro innovazione nel vostro servizio.

A questo punto non vi rimane che concentrarvi su ciò che rende unico il vostro servizio, sfruttando tutte le potenzialità dei servizi disponibili nella nuvola (cloud). L’alternativa è lo sviluppo di tutto quello che serve in casa… da ciò che vi differenzia.. a ciò  che è invece commodity, come la gestione dell’invio delle email, per capirci. Vedete le potenzialità di questo approccio?

Questo è il Web 2.0 che comincia davvero a diventare realtà: il web come piattaforma, per la creazione di servizi unici (la tua idea!) remixando quelli disponibili. Pronti a creare la vostra applicazione Web 2.0?

Inplicazioni

  • la tecnologia diventerà sempre più accessibile, diventando commodity
  • la chiave del successo si sposta sulla creatività (sempre più vero) e la velocità di implementazione
  • servono agenzie web nuove, capaci di proporre sviluppi nella nuvola e consigliarvi sui servizi migliori
  • le agenzie web diventeranno ‘sarti’ che dovranno essere bravi a capire le vostre esigenze di business per confezionarvi il vestito giusto
  • chi sarà deputato in azienda allo stare aggiornati sugli sviluppi di questi servizi? Il Web Strategist?

p.s. non ho nessuna associazione con i servizi menzionati. Gli stessi me li sono appuntati durante le presentazioni e conversazioni avute con Joe Stump, cofondatore di Simple Geo, Tom Werner, fondatore di Github e Werner Vogel, CTO di Amazon.

BRANDS E BRANDING

L’Italia è un paese di piccole aziende. Branding è una parola troppo grande nel nostro contesto. Branding evoca nomi come Coca Cola o De Beers o Fed Ex. E così associamo il branding al marchio. Il marchio che evoca… qualcosa.

Quanto ci vuole a costruire un brand?

Il rischio del branding è quello di pensare ai loghi, colori, immagini da usare… dimenticandosi dell’essenza.

L’essenza è la relazione.

Ogni singola volta che una persona entra in contatto con la tua azienda si instaura una relazione. Una relazione è una esperienza. Una esperienza è qualcosa che le persone ricordano e associano alla tua azienda, al tuo marchio, al tuo brand.

E’ il modo in cui mi tratti che determina la percezione che ho della tua azienda e del tuo band.

Giorni fa ho chiamato la Trony (non ci sono paragoni…). Volevo sapere se avevano un modello di TV. Dopo alcuni tentativi, mi risponde una ragazza. Mi dice che mi deve passare “il reparto”. Ring… ring… ring… il reparto non funziona. Metto giù e riprovo.

La ragazza di prima… le spiego… le chiedo “potrebbe informarsi lei e farmi sapere…?” Dentro di me spero che si offra di richiamarmi. Niente, insiste che deve passarmi il reparto… Insomma, la devo tentare la ruota della fortuna. Ring ring ring… ho comprato il TV altrove.

Do you care?

La ragazza era, in quel momento l’azienda: Trony. Non m’importa nulla se a dovermi dare la risposta doveva essere il reparto TV. Ho chiamato il numero che c’era sul sito e ho chiesto di un prodotto che vendono. A che altro deve servire il numero?

La verità è che quella ragazza”didn‘t care”. Hanno perso una vendita, hanno guadagnato un post negativo sul mio blog, la mia percezione negativa, la mia esperienza negativa… Hanno distrutto un pezzettino di brand.

Puoi obiettare che è la norma. O quasi.

Forse hai ragione. Ma allora, che opportunità c’è là fuori?

Costruisci relazioni, costruisciti una buona reputazione. E’ Il miglior investimento in branding che puo fare.

If only you care…

MINI “WEB MARKETING STRATEGY TEMPLATE" PER IL TUO SITO

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Nota: questo post è lungo. Qui trovi la versione in PDF, se preferisci
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Una amica mi chiede di spiegarle come promuovere il suo sito. Occupandomi di Web Marketing, ogni tanto mi fanno domande simili.

Visto che tutti si aspettano una sorta di formula magica e si preparano a passare immediatamente all’azione… ho deciso di scrivere questa mini guida preventiva di web marketing strategico. In breve…

Prima di passare all’azione bisogna fermarsi e pensare.

Si tratta di un breve percorso da fare prima di passare all’azione. Se segui le indicazioni che troverai qui, oltre che divertirti, ti ritroverai tutto quello che ti serve per agire in modo efficacissimo. Cioè, senza buttare via soldi.

Chi fa, come me, il “web marketing manager” è un po’un artigiano e un po’ apprendista stregone. Abbiamo fin troppi strumenti in continua evoluzione da modellare su esigenze diverse.

Ha senso chiedere, come ha fatto la mia amica, che cosa fare per promuovere “in generale” un sito?

No, quello che ha senso è elaborare una strategia che sia adatta alle tue esigenze, che funzioni per il tuo sito.

Questa mini guida ti aiuterà a trovare più velocemente quello che ha senso per te.

Ci troverai tante domande. Rispondi a TUTTE le domande. Niente trucchi! 🙂

Non preoccuparti della forma o della profondità e lunghezza delle risposte. Il buon senso, il tuo intuito e la tua esperienza sono più che sufficienti. Vai al nocciolo. Non devi scrivere un romanzo!

Ecco il mio mini “web marketing strategy template” per il tuo sito.

1. Che cosa vuoi? (I tuoi obiettivi)

Stabilire i propri obiettivi è più semplice a dirsi che a farsi.

Come punto di partenza usa la tua vita e le tue esperienze professionali quotidiane.

Pronta(o)? Passiamo alle domande…

Qual è il fine ultimo di quello che fai tutti i giorni (professionalmente parlando)?
R:

Come credi che il tuo sito può aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo?
R:

Ecco, ora puoi definire gli obiettivi del tuo sito:

Vuoi essere contattato?
Quanti contatti ti piacerebbe ricevere?
Vuoi vendere online? Quanto vuoi vendere?
Vuoi solo visibilità per quello che hai da offrire? Quante visitatori vorresti?
Altro? Cosa esattamente?

Scrivi qui il tuo obiettivo:

2. Con chi parli? Con chi vuoi parlare? (Audiences o targets)

Ora è il momento di fare chiarezza. Ti propongo un esercizio divertente, meglio se lo fai con qualcuno. Adesso che l’obiettivo del tuo sito ce l’hai chiaro in testa, è tempo di inquadrare bene i tuoi clienti potenziali, quelli che vorresti sul tuo sito.

Per semplificarti il compito, pensa ai tuoi clienti abituali, quelli che incontri tutti i giorni.

Meglio ancora, pensa ai migliori clienti che hai. La crema dei tuoi clienti! Quelli che sono felici di comprare da te o farsi servire dalla tua azienda. In un mondo ideale vorresti solo clienti come questi, giusto? 🙂

Torniamo alle domande:

Chi è il tuo cliente ideale tipo? Descrivilo brevemente.
R:

Perché compra da te?
R:

Chi esattamente decide se comprare o meno da te?
R:

Perché ha deciso di comprare o farsi servire da te?
R:

Che domande fa sul tuo prodotto, servizio, azienda? Se non riesci ad elencarne almeno 5 vuol dire che non ci hai pensato bene!
R:

Cosa pensano del tuo servizio/prodotto?
R:

Quali sono i benefici che apprezzano del tuo prodotto/servizio?
R:

Questo cliente ideale che hai appena descritto così bene è la tua “gallina dalle uova d’oro”. Il passo successivo è immediato:

– come trovare nuovi “clienti tipo”?
– come conquistarne di nuovi attraverso il tuo sito?

Per tua fortuna, adesso che hai la fotografia del tuo cliente ideale e sai cosa cerca, le domande che fa, come e perché decide… sarà molto più semplice impostare la tua strategia web!

Prima di passare al tuo sito, devi rispondere a qualche altra domanda che ti aiuterà nel processo:

Qual è la tua storia?
Sei in ascensore e trovi un amico che non vedi da tempo. Ti chiede che cosa fai nella vita. Devi riassumere in poche frasi qual è il tuo lavoro e perché funziona. Provaci subito in non più di tre righe!

La tua storia:

Qual è la tua “One big Thing”?
Se ti chiedessi di semplificare in una frase qual è la vera essenza della tua azienda, prodotto o servizio? Qual è l’unica vera grande cosa che ti distingue da tutti gli altri? Provaci subito in una frase!:

La tua “One Big Thing”:

3. Il sito

Ora possiamo passare al tuo sito. Ecco i concetti e le linee guida fondamentali che ti aiuteranno a migliorare il tuo sito.

Contenuti
Si tratta del cuore del tuo sito. La ciccia. I tuoi clienti potenziali hanno pochissimo tempo e vogliono trovare risposte immediate. Vogliono capire se continuare a perdere tempo e investire nel tuo sito o passare avanti. Ora che li conosci, dovrai organizzare i i tuoi contenuti in modo da dare tutte le risposte alle domande dei tuoi clienti. Si diretto e vai al punto.

Forma (design)
L’abito fa il monaco. Su Internet è più vero che mai. Le persone giudicano te e la tua azienda dalla qualità grafica e dall’aspetto del tuo sito. Rileggi la frase di prima. Fatto? Ti piaccia o no è proprio così. Questo fattore è tanto più importante quanto più il tuo cliente potenziale è sensibile a questo aspetto.

Credibilità
Ricorda che hai a che fare con clienti potenziali. Non ti conoscono. Raccogli i pareri di clienti soddisfatti e mettili sul sito. Hai modo di dimostrare la bontà dei tuoi servizi?

Fai mostra nel tuo sito di riconoscimenti di parti terze, clienti veri soddisfatti, premi, ecc. Oltre la forma, la sostanza.

Semplicità
Se vendi, rendi semplice il processo di acquisto. Se vuoi contatti, rendi semplice contattarti. Fai provare il tuo sito a un conoscente e osservalo mentre prova a usare il tuo sito. Se noti degli intoppi, prendi nota e fai correggere gli errori.

Chiarezza
Organizza le informazioni in maniera di evitare l’iper-affollamento. Il proposito di ciascuna pagina deve essere uno e solo uno. Rendi chiaro e ovvio per l’utente cosa fare in ciascuna pagina. Il guru del marketing Seth Godin, in The Big Red Fez usa una metafora efficace: immagina gli utenti come delle simpatiche scimmiette che ad ogni pagina si chiedono “dov’è la banana?”. E’ chiaro in ciascuna tua pagina del tuo sito dov’è la banana? Cosa vuoi che l’utente-scimmietta faccia o clicchi? Quella è la banana!

4. Strategia (per andare dove dobbiamo andare, da che parte dobbiamo andare? )

Ora un po’ di azione.

Devi stabilire il “come” raggiungere ciascuno dei tuoi obiettivi. Qui l’elenco delle possibilità è infinito (o quasi). Il mio consiglio a questo punto e di farti aiutare da un bravo web marketer.

Non preoccuparti troppo. Se sei arrivato fin qui, hai certamente un sito che può davvero aiutarti a fare business. Ora devi promuoverlo e farti trovare.

Ora il quadro è molto chiaro e un bravo web marketer saprà indicarti a questo punto cosa ha senso fare in base al tuo sito, alle tue aspettative e alle risorse che vorrai investire.

Il punto è che ORA saprai esattamente che cosa fare! Tutto il lavoro che hai appena terminato serve a questo: evitare di “andare a caso”… non ti serve comprare un ascia… ti servirà il bisturi!

Promuoversi sul web non è fare un po’ di tutto. E’ fare quello che ha senso per te. Ecco un elenco di possibilità:

Pay Per Click
Porti potenziali clienti sul tuo sito attraverso annunci a pagamento sui motori di ricerca come Google o Yahoo.

Search Engine Optimization
Far saltar fuori il tuo sito al primo posto su Google è il sogno di tutti. Si tratta di un lavoro molto complesso e faticoso. Il mio consiglio è di concentrare i tuoi sforzi di ottimizzazione sul tuo cliente potenziale in maniera molto specifica. Se vendi “mandarini cinesi” non sprecare tempo a ottimizzare il tuo sito per “agrumi siciliani”. Se c’è qualcuno che ti promette il contrario… scappa!

Online Advertising
E’ possibile comprare spazi pubblicitari su siti che siano complementari al tuo. Potrebbe aver senso se il ritorno sul investimento è positivo. Quali siti visitano i tuoi clienti potenziali? Ecco da dove partire.

Email Marketing
E’ uno degli strumenti più “vecchi” del web e uno tra i più potenti. Costruisci una lista di persone interessate ai tuoi servizi e… parlaci! Si tratta di persone disposte ad ascoltarti! Non sprecare questa disponibilità. L’attenzione è oggi il bene più caro e prezioso!

Conversion Optimization e Pagine dedicate (landing pages)
Sono investimenti sottovalutati. Piccoli miglioramenti nei tassi di conversione hanno un effetto potentissimo. Sforzarsi di far funzionare meglio le tue pagine con l’aiuto di un bravo web marketer ti ripagherà presto dell’investimento.

L’uso di pagine dedicate (landing pages) è molto efficace. Si tratta di pagine specialmente disegnate per catturare l’attenzione (o l’acquisto) da parte di un cliente potenziale. E’ alta sartoria di marketing! Il bello è che il vestito una volta tagliato lo puoi continuare a migliorare nel tempo, senza doverne fare uno nuovo!

Visibilità online (Web PR e Social Media Marketing)
Oggi le possibilità di farsi notare e partecipare alla rete è infinita. Il punto è… dove e con quali strumenti? Anche qui si tratta di concentrare gli sforzi per evitare di spendere risorse ed energie inutilmente.

5. Tiriamo fuori il metro! (Misuriamo)

Mi dispiace… ma sto per dirti di ricominciare tutto da capo… 🙂

Niente paura, è l’essenza del web marketing! Decisi gli obiettivi, dovete individuare il come misurarli. Dovete dotarvi di uno strumento di web analytics e misurare come il vostro sito converte (conversion rate), come rendono le vostre attività di PPC, Online advertising, Landing pages, etc.

Misurate, chiedetevi come migliorare il vostro sito… e via da capo!

MARKETING AI TEMPI DELLA CRISI

Ovvero, del perché tagliare le spese di marketing è la peggiore scommessa possibile in tempi di crisi.

Qualche pensiero per i mesi che abbiamo davanti.

Chiarimento: questo breve post non vi dice che nel 2009 dovrete continuare a fare le stesse cose, alla stessa maniera e spendendo gli stessi soldi del 2008. Questo articolo vuole solo dirvi perché è sbagliato tagliare i budget di marketing.

Motivo n.1 – Il gioco a carte scoperte

Giocare una partita di carte contro un avversario a cui vedete le carte è molto facile. Eppure è quello che sta succedendo nel tuo mercato.

I tuoi concorrenti stanno tagliando i budget di marketing, licenziano e sono concentrati sulla riduzione delle spese?

Se fossi certo che è esattamente questo che i tuoi concorrenti stanno facendo? Come ti comporteresti?

La mia risposta di buon senso: mantieni intatti i tuoi budget di marketing e guadagna gli spazi lasciati dai tuoi concorrenti.

Non dimenticare che questi sono i tempi in cui ogni euro a disposizione rende di più, anche sul mercato. Il tuo potere contrattuale nel 2009 sarà più o meno grande?

Mantenere intatto il tuo budget di marketing equivale ad avere un budget maggiore rispetto al 2008. Infatti il tuo budget avrà un potere di acquisto maggiore rispetto al’anno scorso.

Motivo n.2 – Ricavi (vendite) Vs. Costi (Il gioco a carte scoperte II)

Uno dei concetti più potenti della Teoria dei vincoli (che sto studiando da qualche mese) è il diverso impatto che ha sulla “bottom line” (utile netto) la riduzione dei costi rispetto all’aumento delle vendite.

Micro-riassunto della Teoria dei Vincoli.

La teoria dei vincoli dice che l’azienda è un sistema il cui obiettivo è quello di generare denaro oggi e in futuro.

Il sistema è costituito da 3 componenti: 1. tutto il denaro legato nel sistema (I=inventari & investimenti), 2. il denaro necessario a far funzionare il sistema (OE= operational expenses, come il lavoro, materiali, ecc.) e 3. il denaro che entra nel sistema attraverso le vendite (T= throughput, cioè le vendite meno i costi del venduto).

L’azienda ha 3 strade per raggiungere il proprio obiettivo: diminuire I e OE, aumentare T.

Il concetto potente di cui prima è che se calcoli l’impatto sull’ utile netto di una riduzione di OE del 10% rispetto all’aumento del 10% di T, scopri che T ha un impatto maggiore. Di quanto? Di una valore che va da 5 a 10 volte. Si, hai letto bene: dal 500% al 1000% in più!

Ti invito a fare una simulazione sul tuo bilancio. Quale sarebbe l’effetto sulla tua bottom line di un aumento del 10% del ricavo lordo (T)? Quale quello della riduzione del 10% dei costi, ad esempio, del personale?

Può sembrare banale.

Ma adesso dimmi: in periodi di crisi, cosa fanno le aziende 9,99 volte su 10? Si concentrano sul taglio dei costi!

Da 1 a 10, quanto tempo dedica la tua azienda al taglio dei costi, ricerca di efficienze interne, ecc.? E quanto, da 1 a 10, dedica alla ricerca di nuovi modi di aumentare le vendite? Dov’è il focus?

Anche in questo caso potete approfittare di una partita a carte scoperte. Sapete che i vostri concorrenti si stanno concentrando sulla riduzione dei costi, tra cui il taglio ai budget di marketing.

Voi cosa farete nel 2009?

Il mio suggerimento è di investire il vostro tempo nella ricerca di nuovi modi di aumentare le vendite attraverso il marketing.

Il tempo è denaro, o no?

Qui questo post in formato PDF.

FOCALIZZATI COME UN RAGGIO LASER

Hai presente la sensazione di avere sempre 1000 cose da fare davanti a te? Arrivi a casa e non ti senti in pace perché pensi di non aver concluso abbastanza.

Nel tentativo di spremere al massimo ogni giornata di lavoro (e non), ho letto “Focus like a laser beam“.

Ecco il riassunto del meglio del libro (e dalla mia esperienza):

1. Priorità (your One Big Thing) e Huddles

Tutti facciamo delle “to-do lists”. Assegniamo le priorità e poi cerchiamo di starci dietro. Niente di male, ma per fare il salto di qualità devi aggiungere l’ingrediente segreto. Occhio, può risultare amaro, ma il risultato ti ripagherà.

Ogni mattina, prima di cominciare a lavorare, devi decidere gli obiettivi della giornata e metterli per iscritto. Sì, devi costringerti a guardare la tua “to-do list”, pensare e tirar fuori la/e priorità della giornata, la tua “One big Thing”; la grande cosa che vorresti potare a casa.

Inoltre, invece di fare delle “riunioni di allineamento” con i colleghi, prova con i “huddles”: vi trovate in piedi in una stanza per 10 minuti al massimo. Ciascuno dice quali sono le proprie priorità per la giornata. E’ possibile fare domande per capire meglio se e come le priorità di ciascuno sono in linea con le priorità del reparto o dell’azienda. Occhio, 10 minuti al massimo, tutti in piedi, poi tutti al lavoro.

Il vantaggio del huddle è che costringe tutti a preparare la lista delle priorità della giornata.

2. Interrompere l’interruzione (Chunking), Stop al multitasking e la potenza del “No”.

Hai deciso quali sono le tue priorità. Ora devi solo metterti al lavoro. Semplice no? No.

Ti siedi alla tua scrivania e cominciano le telefonate, le email, il blackberry, le riunioni, colleghi che ti invitano a un caffè, quelli che passano a salutare, le emergenze, il capo, la posta, il contratto, fornitori… un continuo di interruzioni!

Ricordi all’università che cazziavi la sorella o la mamma perché ti interrompeva mentre eri concentrato a studiare (quelle poche volte che lo eri veramente)? Loro “ma è solo un attimo… vai a comprare il pane” o “..passo l’aspirapolvere e vado via..”

E’ la stessa cosa… bisogna interrompere le interruzioni!

Personalmente mi prendo 3 ore al giorno per immergermi nelle mie “one big thing”. Fisso delle “riunioni con me stesso”, occupando il calendario su Outlook, ogni giorno dalle 9 alle 12. Chiedo ai colleghi di non interrompermi. Spengo il cellulare, chiudo la posta elettronica, inserisco la segreteria telefonica. Se necessario metto su le cuffie (non è necessario ascoltare davvero la musica).

Il libro suggerisce di mettere un cartello sulla scrivania… del tipo “Non Disturbare, riapriamo alle 2”. Questi spazi di 2, 3 o 4 ore è quello che nel libro viene chiamato “chunking”. Io tendo a farlo la mattina e lascio al pomeriggio le cose meno impegnative, dal rispondere alle email, alla gestione delle cose meno importanti.

Il multitasking è un mito da sfatare. Non c’è nulla di più improduttivo che lavorare a più progetti contemporaneamente. E’ scientificamente provato che si tratta di una pratica improduttiva. Riprendere “il filo del discorso” è sempre molto costoso in termini di tempo. Finite un task e solo dopo passate a un altro.

“No”. Va usato molto più frequentemente. In azienda si tende a dire si troppo spesso… si viene convocati in riunioni o coinvolti in progetto dove il nostro contributo non è veramente necessario. Valuta e prova a evitare riunioni inutili. L’idea è quella di usare il tuo tempo nel migliore interesse per l’azienda… e questo non significa partecipare a qualunque progetto o riunione.

Provaci per una settimana a crearti i tuoi “chunks”, a evitare il multitasking e a dire qualche “No” in più. Potresti spaventarti di quanto riuscirai a completare!

3. Delega

Ora che sai come sfruttare al massimo il tempo, non è necessario fare tutto da soli! 🙂

Tutti facciamo cose che pensiamo siano più o meno importanti. Si tratta di delegare tutto quello che non è strettamente necessario che tu faccia di persona. Si tratta anche di dare ad altri il potere di prendere decisioni, se queste decisioni non causeranno danni irreversibili. Più deleghi, più tempo avrai per le cose importanti.. e subirai meno interruzioni!

4. Disciplina

Il mio consiglio è di sperimentare queste tecniche, anche solo alcuni giorni a settimana. Ci vuole disciplina, soprattutto per riuscire a staccarsi dal mondo… email, telefoni e cellulari. Ma tieni duro e goditi i risultati.

Pronti a cambiare il mondo? 🙂

Qui trovate il pdf di questo post.

CREATIVITÀ, IDEE, INNOVAZIONE E CRESCITA

Mi sono imbattuto in questa citazione di Mihaly Csikszentmihalyi: “creativity does not happen inside people’s heads, but in the interaction between a person’s thoughts and the socio-cultural context. It is a systemic rather than an individual phenomenon” e ho collegato un po’ di pensieri sulla creatività, le idee, l’innovazione, la crescita (economica, professionale o di un’azienda).

Perché si vive ammucchiati nelle città?

Perché nelle (grandi) città trovi la diversità. La diversità è la condizione necessaria, il terreno migliore per far crescere ed evolvere le idee. Le idee sono alla base della innovazione. L’innovazione è alla base della crescita personale, professionale e economica di paesi e aziende. Le grandi città sono il contesto socio-culturale a cui si riferisce Csikszentmihalyi.

Che si tratti di un’azienda o una persona, la crescita dipende dalla capacità di generare idee (apprendere, applicare, ricominciare). Dalla capacità di innovare.

Idee -> Innovazione -> Crescita

La velocità di crescita dipende dalla velocità di innovazione che a sua volta dipende dal “terreno”, il contesto socio-culturale: la città dove vivi, le persone che incontri, quelle con cui condividi le tue idee. Tanto più fertile il terreno, tanto più velocemente circolano le idee. Tanto più “severo” il terreno, tanto più forti saranno le idee che sopravvivono. Le idee che sopravvivo ai “…si, però…” diventano più forti. Le città e i suoi standard sono un terreno fertile e severo.

Sono solo le grandi città l’unico contesto socio culturale possibile?

Non sono l’unico. Per esempio, I distretti industriali sono “terreno” fertile per le idee e l’innovazione. Già dimostrato in passato.

Può Internet essere un “terreno socio culturale” importante quanto una città?

In gran parte si. Oggi posso assistere a seminari delle menti più brillanti del mondo, accedere ai materiali delle migliori università del mondo…. E’ un terreno incredibile per la diffusione delle idee. Non credo che Internet si sostituirà del tutto alle interazioni personali quando si passa alla “contaminazione” delle idee. Qui le città e le persone diverse che ci vivono continueranno a vincere. Almeno per un po’ di anni. Finché il significato della “interazione personale” non cambierà.

GURUS E LA CRISI FINANZIARIA.

Sapere a chi chiedere. E’ il bello dell’avere dei propri “guru” disseminati per la strada della propria crescita intellettuale.

E’ il caso di Paul Krugman. Mi ispirai a lui ai tempi della mia tesi. Economista internazionale, aveva (in parte) previsto la bolla immobiliare e la crisi. Dico in parte, perché le proporzioni…

Qualche giorno fa Krugman ha detto che il problema non è la scarsa liquidità, ma la solidità delle banche. Dunque, il piano americano, volto a comprare titoli sui mercati (=liquidità) non avrebbe funzionato. Bisognava comprare azioni delle banche (=ricapitalizzarle) per evitarne il fallimento (=collasso del sistema).

Ora tutti si stanno muovendo verso la ricapitalizzazione, come già fatto da Gordon Brown in Inghilterra. I governi si ritroveranno in parte proprietari di molte banche. Passata la tempesta, gli stati potrebbero anche guadagnarci.

Problema: nessuno sa di quanta ricapitalizzazione potremmo avere bisogno. Abbiamo scoperto lo sciroppo che funziona ma non sappiamo di quanto ne avremo bisogno.

p.s. In Italia le farmacie sono chiuse (dove li prende il governo i soldi?).

Aggiornamento: stamattina Krugman ha ricevuto il Nobel! faccio il Berlusca: “Krugman lo l’ho scoperto Io!!” 🙂

CHECK UP DI UN SITO DI ALBERGHI.

Il mio amico Giorgio, albergatore, mi chiede qualche consiglio sul suo nuovo sito www.piccolihoteldelmare.it


Giorgio è proprietario dell’Hotel Rudy a Cervia. Insieme ad alcuni colleghi decidono di creare un consorzio di piccoli hotel. E arriva anche il sito.

In basso trovate un pdf con i miei suggerimenti su come il sito potrebbe funzionare meglio (secondo il mio parere) usando alcuni accorgimenti di web marketing e usabilità.

Qualche pensiero…

l’agenzia ha fatto un lavoro più che onesto.

La mia idea è che oggi come oggi i siti siano spesso comprati avendo in mente un prodotto finito. Come se fosse una sveglia o una pentola. E viene spesso venduto alla stessa maniera.

Al contrario, un sito somiglia molto di più a un organismo vivente… ha bisogno di cure continue.
Non è qualcosa che impacchetti, vendi e “arrivederci e grazie”.

Per un Hotel è uno strumento di marketing.

Vanno definiti gli obiettivi e anche come monitorarli. Periodicamente bisogna fare dei check-up.

Se una pianta deve crescere di 3 cm al mese e deve fare 10 frutti all’anno… allora bisogna tenerla d’occhio… e se le cose non funzionano.. intervenire! Più acqua, sole, minerali per il terreno.. si controlla, si cura, e si controlla di nuovo.

Le agenzie dovrebbero vendere piante, non pentole. (non è una critica alla agenzia di cui si è servito Giorgio, ma una considerazione sul mercato).

Andrebbe venduto un servizio, non un prodotto-oggetto.

Comprare un sito come se fosse un oggetto e in base al prezzo può costare caro. Molto caro.

Se con i consigli che ho dato a Giorgio il suo sito dovesse raddoppiare il tasso di conversione…? A parità di visite Giorgio potrebbe avere così il doppio dei contatti… giorno dopo giorno, anno dopo anno!

Il mio consiglio

Se come Giorgio vi trovate ad acquistare servizi di web marketing, stabilite i vostri obiettivi di business e chiedete alle agenzie come vi aiuteranno a raggiungerli, concretamente.

Qui i miei suggerimenti a Giorgio (file pdf).

Domande aperte

Quante aziende di grandi dimensioni cadono oggi nello stesso tranello? Quante trattano il proprio sito come se fosse una pentola anziché organismo vivente? Quante stabiliscono obiettivi? Quante li monitorano?

MANI ASCIUTTE E INNOVAZIONE.

Avete presente un asciugamani elettrico da bagno pubblico? Probabilmente avete in mente qualcosa del genere:

Qualche settimana fa, arrivato a Londra per lavoro, vado in bagno in attesa delle valigie. Tutto bene finché comincio a guardarmi in giro,con le mani bagnate, in cerca dell’ asciugamani… un tale capisce e mi fa un segno… ecco cosa vedo…

Un po’ intimidente… ma appena ci metto le mani dentro un getto d’aria calda mi asciuga le mani in un attimo e… bang!! wow! Questa è un’idea! Come mai nessuno ci aveva pensato prima!?!

Una reazione di questo tipo è la garanzia che quello che si ha di fronte è una vera innovazione.

La soluzione di domani a un problema di oggi.

Perché questa reazione? L’oggetto è fatto in modo che l’aria calda non viene inutilmente dispersa nell’ambiente… ma circola! bang! c’è bisogno di dire altro? No.

Ho indagato un pochino… ed ecco una sorpresa non sorpresa… a inventare questo oggetto è stata la Dyson, azienda nata cresciuta e pasciuta a suon di innovazioni. Se siete passati recentemente da Media World ecc. avrete notato che ora tutti si sono messi a fare gli aspirapolveri che somigliano ai Dyson:

Figo essere inovatori eh? Tutti che cercano di imitarti!

Il nuovo ascuigamani Dyson ti asciuga le mani in metà del tempo, a metà dell’energia(costo) ed è sempre sterilizzato. Bang! venti anni che vedevo in giro asciugamani elettrici tutti uguali, anche nella loro inefficacia… e bang! Ecco l’innovazione. Come hanno fatto? Partendo da una domanda molto semplice: “come possiamo farlo meglio?”

Infatti la strapline di Dyson è “Making everyday products work better“. Quasi noiosa. Ma è una sfida che sicuramente in Dyson vivono, sentono e prendono sul serio.

Il Web e l’uso del video tra presente e futuro

Al recente Workshop dell’Osservatorio Business TV dal titolo: “L’impresa si videoracconta”, ho avuto il privilegio di parlare ad una platea di persone interessate alle Web TV.

Ho portato l’esperienza che stiamo facendo nell’azienda per la quale lavoro e il punto di vista di chi, come me, si occupa di marketing interattivo.

Ho cercato di mettere insieme qualche concetto utile per chi era in platea. Ecco il nocciolo del mio intervento:

Introduzione

Ho spiegato che portavo il punto di vista di un web marketer rispetto all’argomento. C’erano, infatti, molti interventi da parte di chi proveniva dalla televisione.

Il contesto: il Web 2.0

Viviamo nell’era del Web 2.0 ed è in questa era che il video si inserisce e ne è protagonista. Cos’è il Web 2.0? I miei 2 cents sono:

– il web come piattaforma (dalla definizione di O’Reilly)

Si, il web come universo senza steccati (visione) dove le applicazioni e le persone saranno sempre più in grado di interagire con semplicità. E’ una visione che porta a business models completamente nuovi (open business models) basati sulla collaborazione e l’intelligenza collettiva.

– il web come mondo di partecipazione e interazione

la naturale riproposizione di modelli comunicativi convenzionali (uno a molti) si è rivelata senza senso su Internet. La rete è strumento di partecipazione attiva. Avete presente i blog? Avete presente le recensioni di altri utenti sulle quali basiamo le decisioni di acquisto di un prodotto o un albergo o se andare a vedere un film o se scegliere un ristorante?

– un mondo di Youniverses

al centro di Internet ci sono le persone. Persone vere che si esprimono e dando voce al proprio micro-universo. Al proprio universo. E’ la rivoluzione più profonda dal punto di vista del marketing dall’introduzione della televisione in poi.

La Sfida (Challenge)

Come si fa a comunicare con potenzialmente milioni di nicchie diverse? E il modo di comunicare deve essere diverso? Questa è la sfida del nuovo marketing (new marketing) e il privilegio. Sì, perché si tratta di una opportunità unica, la realizzazione delle conversazioni di cui si parla dai tempi del Clutrain Manifesto. Oggi si ha la possibilità di parlare e conversare con chi VUOLE parlare con noi. E’ questa l’El Dorado del nuovo marketing.

Nota: durante l’intervento, Paolo Landi (Benetton), ha ironizzato sulla Fiat e Manuela Crippa (product marketing manager di Bravo) per via del blog “Quelli che Bravo“. Landi diceva “chi ha tempo di andare a leggere un blog del genere se non un ragazzino?”. A parte che avrebbe dovuto portare dati a supporto di questa affermazione (nessuna ricerca è stata citata), Landi sottovaluta l’importanza di parlare con un gruppo di persone che, anche se relativamente piccolo, è comunque una nicchia di appassionati del prodotto e dell’azienda. Ed è superfluo spiegare il valore della cosa per Fiat.

Qual è il ruolo del Video in tutto questo?

E’ un ruolo di primissimo piano. YouTube è l’essenza del nuovo web. You Tube ha reso il video finalmente fruibile. Un’innovazione tanto semplice quanto rivoluzionaria: niente più software per vedere i video (Windos Media player, RealPlayer, QuickTime, ecc.)… bastava usare il formato flash!

Contemporaneamente il costo di produzione e editing e distribuzioni di un video sono crollati. Anche io ho fatto un corto con 200 euro!

Il video è diventato un nuovo standard comunicativo. Dai siti in puro testo (fine ’90), a quelli testo immagini (fino a ieri) a quelli dove il video diventa preponderante (domani).

Il video sta cambiando il search. Da qui il cd. “Universal Search” che sta a significare come la ricerca si sia allargata a contenuti di qualunque tipo. Se cercate adesso su Google “Fiat 500” troverete tra i risultati il video.

Continuerà ad affermarsi il video? Senza dubbio.

Technogym e il video

Ho quindi raccontato l’uso del video che stiamo facendo in Technogym. Attraverso una WebTV dedicata, vero contenitore di tutto il video che produciamo. Contenitore dal quale attingiamo per popolare il sito istituzionale ( e dei nostri partner) con video contestuali che raccontano l’azienda, la sua filosofia, i prodotti e le sue persone.

Conclusioni

Ho chiuso ribadendo qualche concetto.

– Il web 2.0, il web di oggi riguarda le persone, noi tutti con le nostre unicità.
– In questo contesto il video diventa il nuovo modo (standard) di comunicazione. O cominci a comunicare attraverso i video o resti indietro.
– Il video è pervasivo: lo troveremo sempre ovunque (tv, pc, mobile devices), sempre di più e sempre più quando lo vogliamo (vodcasts)
– Il video è efficace (un’ immagine dice più di mille parole… no?)
– Il video è domani… il video è adesso, quindi.

E tu, che uso ne stai facendo del video?

Se sei arrivata fin qui, puoi scorrere la mia presentazione: